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"...Vi porto i saluti fraterni di un paese di 274.000 kmq, dove milioni di bambini, donne e uomini si sono rifiutati di morire di fame, di sete, e di ignoranza..." (Thomas Sankara)

Burkina Faso


Il Burkina Faso, ex colonia francese, oggi Repubblica Presidenziale, è uno fra i paesi più poveri del mondo, il cosiddetto “Quarto Mondo”. E’ difficile trovare informazioni aggiornate e dettagliate su questo paese. Si stima che gli abitanti del Burkina Faso, chiamati burkinabe,
siano tra gli 11 e i 14 milioni, di cui circa la metà è rappresentata da bambini. Sebbene l’istruzione sia gratuita e obbligatoria per i ragazzi dai 7 ai 13 anni, il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è del 27,6% . Il tasso di natalità è 44 nascite ogni 1000 abitanti, mentre il tasso di mortalità è 17 morti/1000 abitanti. Le condizioni sanitarie sono molto arretrate e la speranza di vita è di 44,2 anni (stima 2004).
L’allevamento e l’agricoltura sono le due attività principali (occupano il 92% della popolazione attiva, stima 1990), ma non ci sono né aratri né trattori. Ci sono invece lunghi periodi di siccità, il problema del disboscamento e della gestione incontrollata delle risorse. I raccolti sono scarsi e manca un’educazione alimentare.

Indicazioni geografiche

Il Burkina Faso, ex Alto Volta, si trova nell'Africa Occidentale, ai margini del deserto del Sahara del sud (detto Sahel). La capitale è Ouagadougou e la lingua ufficiale è il francese. La moneta è il Franco CFA: 1 euro è pari a 655 franchi CFA. Il Burkina Faso si estende per un'area di circa 274.122 kmq ed è abitato da 11-14 milioni di persone (dati 2004). Non è bagnato dal mare.

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Il paese delle meraviglie più povero del mondo

Chi puo’ immaginare cosa vuol dire vivere a 40 gradi, tutti i giorni, senza avere a disposizione frutta e verdura con cui
recuperare un po’ di forze?
Chi puo’ immaginare cosa vuol dire caricarsi dieci litri di acqua in testa tutte le mattine?
Forse qualcuno puo’ capire cosa voglia dire non saper leggere e scrivere, ma immaginatevi di non saper neanche parlare la lingua ufficiale del paese e quindi essere tagliati fuori da radio, giornali, telegiornali e biblioteche.
In Burkina Faso abbiamo avuto spesso l’occasione di parlare con Olle’: quando gli ho chiesto come mai ci fossero tanti bambini che non andavano a scuola, lui mi ha risposto come un vero africano: pausa per pensare alla risposta e poi il classico "Bon…" (Bene, in francese) che inizia tutte le frasi ben meditate.
"Quando un padre (era sottinteso che ci stessimo riferendo a un agricoltore o allevatore di un villaggio) ha 5-6 figli (la media nazionale e’ di 6-7), puo’ arrivare a mandarne a scuola 2, per gli altri non ha i soldi per la divisa, i libri di testo, i quaderni, le penne, le matite. Deve scegliere chi mandare a scuola e chi no, non ha altre possibilita’".
Su 10 bambini ne vanno a scuola mediamente 4, due vanno alle superiori e solo uno all’universita’.
Spesso le nostre conversazioni cominciavano e finivano cosi’, perche’ le sue risposte mi affaticavano. Come quella volta che gli chiesi cosa mangiassero i bambini. Mi disse che, "Bon", i bambini mangiano il to (una polenta di miglio cotta senza sale), bagnata nell’acqua.
E basta. E basta???
E basta.
Quante volte al giorno?
Una.

Nel suo libro "Ebano", Ryszard Kapuscinski scrive che l’Africa, per come la intendiamo noi, non esiste. "E’ un oceano, un pianeta a se’ stante, un cosmo vario e ricchissimo… E’ solo per semplificare e per pura comodita’ che lo chiamano Africa."
L’Africa dei villaggi e delle piccole citta’, e’ si’ un oceano, ma di paesaggi ed ecosistemi che si stanno distruggendo, abitati perlopiu’ da persone abbandonate, che stanno perdendo la loro energia e la loro dignita’. Per spiegare meglio il concetto di abbandono racconto un’altra delle mie interviste brevissime a Olle’: gli chiesi perche’, invece di comprare
il cibo in giro, non ci facessimo preparare il mangiare (che davamo a tutte le persone che venivano ad aiutarci nei lavori del progetto) da un gruppo di donne che abitavano vicino al cantiere del Centro.
Mi rispose, sorridendo, che Bon, quelle donne appartengono a una etnia che non sa cucinare. Mangiano latte.
Sono mai stati organizzati corsi di cucina?
No.
La miseria piu’ grande di questi popoli, chiamati dai bianchi Quarto Mondo, sta nella mancanza di possibilita’.
Se le scuole non sono gratuite, soprattutto i libri di testo e la cancelleria, per milioni di bambini non c’e’ possibilita’ di studiare.
Se le medicine contro la malaria e le zanzariere non sono gratuite, anzi costano care, il 45% della popolazione si ammala.
Se la cosiddetta cooperazione internazionale non organizza corsi di cucina, educazione alimentare, assistenza alle neomamme, la denutrizione e la mortalita’ infantile rimarranno sempre alte.
Sapete, paradossalmente, qual e’ il segno piu’ evidente della malnutrizione di un bambino? La pancia gonfia.
Mentre in Europa la bioarchitettura riscopre e valorizza i sistemi di costruzione degli africani, gli africani stanno abbandonando la terra e sostituiscono il letame di mucca per coprire le loro capanne con la lamiera di acciaio (che a 40 gradi non e’ per nulla salutare).
Mangiano pochissimo, ma devono ricaricare il cellulare, comprare la televisione e il motorino.

Ritroviamo la nostra dignità
e la nostra identità

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